Sconfinamenti: Hannah Arendt e Günther Anders tra vita e pensiero

Natascia Mattucci

Abstract


L’esperienza e la percezione del confine rappresentano descrizioni che aderiscono quasi alla perfezione alla vita e al pensiero di due grandi protagonisti del secolo scorso come Hannah Arendt e Günther Anders. L’ipotesi di lettura di questo breve contributo è che la più evidente tangenza tra i due pensatori sia la pratica dello sconfinamento come attraversamento degli steccati e delle barriere, certo geografici, ma soprattutto disciplinari. La percezione dei confini si è tradotta per entrambi in un bisogno profondo di comprendere un mondo, divenuto estraneo e inabitabile, per mezzo del libero attraversamento delle discipline. Oltre che nell’andirivieni da ambedue compiuto tra analisi fenomenologica e giornalismo filosofico, lo sconfinamento appare vistoso nell’impiego delle fonti letterarie. La letteratura ha esercitato una forte capacità attrattiva sui due pensatori: se Anders a tratti veste i panni del critico letterario e persino dello scrittore, oltre che appassionato di musica e arti visive, Arendt colleziona opere letterarie in un museo immaginario che funge da strumento di conoscenza imprescindibile quando si tratta di “comprendere”. C’è un legame, in attesa di essere ulteriormente esplorato, tra etica, immaginazione ed espressioni artistiche che Arendt e Anders hanno colto nel tentativo di comprendere i drammi novecenteschi muovendosi con disinvoltura tra confini disciplinari. La loro intuizione apre sentieri di ricerca inediti per ripensare la memoria nell’epoca della sua riproducibilità tecnica che andranno percorsi in futuro.

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DOI: http://dx.doi.org/10.13138/2037-7037/1733

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