Idee di perfezione divina. La dottrina delle idee tra Giovanni Duns Scoto e Francesco d’Appignano

Andrea Nannini

Abstract


In questo articolo verrà stabilito un confronto tra la proposta di Giovanni Duns Scoto e  quella di Francesco d’Appignano in riferimento alla dottrina delle idee divine. Entrambi i filosofi  considerano centrale la tematica, ma ciascuno la affronta in un modo personale. Per Scoto, che  considera la ‘produzione’ delle idee come centrale per garantire la loro dipendenza dall’essenza  divina e per garantire la loro eterna conoscenza da parte della medesima essenza divina, deve  essere introdotta una divisione in quattro istanti di natura, che consentono alle idee, nel  medesimo istante ‘temporale’, di essere (1) posteriori all’essenza divina, (2) prodotte dall’essenza  divina, (3) conosciute dall’essenza divina e (4) rendono l’essenza divina capace di riflettere su  questa struttura. Per Francesco d’Appignano, che sembra ignorare – in questa occorrenza – la  struttura metafisica degli istanti di natura di Scoto, la semplice essenza divina è capace di  conoscere le infinite idee, rendendo la loro produzione ‘inutile’, da un punto di vista strettamente  metafisico. Entrambi gli approcci sono comunque profondamente connessi ad una serie di  problematiche metafisiche che consentono di stabilire un confronto tra le due proposte, con il  fine di fare emergere una particolare e autonoma ‘idea’ di perfezione divina. 

In this article I will focus on a comparison between John Duns Scotus’ and Francis of  Marchia’s theory of the divine ideas. Both the philosophers consider the relevance of the divine  ideas, but both consider it in a peculiar way. For Scotus, who put the ‘production’ of the ideas as  central for granting their dependence from the divine essence and for granting their eternal  knowledge by the same divine essence, there must be introduced a four-fold division in instants  of nature, which allows the ideas to be at the same ‘temporal’ time (1) posterior to the divine  essence, (2) produced by the divine essence, (3) known by the divine essence and (4) makes the  divine essence capable of reflecting upon this structure. For Francis of Marchia, who seems to  ignore – in this context – Scotus’ metaphysical structure of the instants of nature, the sole divine  essence is able to know the infinite set of the ideas, making their production ‘useless’, from a  metaphysical point of view. Both the approaches are nonetheless deeply involved in a set of  collateral metaphysical issues which allow a comparison between the two proposal to be  established, in order to focus the attention on the ‘idea’ of the divine perfection.


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