Idee divine secondo Francesco di Appignano

Francesco Fiorentino

Abstract


Christopher D. Schabel ha editato e studiato la distinzione 39 del primo libro sentenziario di  Francesco di Appignano, sia nella forma dell’Ordinatio, che presenta una mutilazione ex post, sia  nella redazione delle Reportationes I-A e I-B. Come ha spiegato Schabel, la definizione consueta  di idea come principio di conoscenza e di creazione prelude all’individuazione di tre modi dicendi sulla relazione dell’idea con l’essenza divina, modi tutti rigettati da Francesco. Schabel ha  mostrato Dapprima la determinazione dell’Appignanese a favore dell’autosufficienza  dell’essenza divina in quanto ragione di conoscenza e poi la distinzione tra gli atti immanenti e  transuenti e tra l’essere virtuale dell’essenza possibile, l’essere obiettivo della cosa creata in Dio  e quello reale della cosa creata nella realtà extra- mentale. Questo contributo indaga il tema delle  idee divine nel commento sentenziario di Francesco di Appignano e nel suo contesto storico dottrinale, mostrando che il pensiero complessivo di Francesco di Appignano è mosso  dall’influenza della teoria agostiniana delle idee, con la quale Francesco tenta di concordare la  teoria dell’esse deminutum, originata da Scoto e molto dibattuta sia nel primo scotismo tra Giacomo  d’Ascoli e Guglielmo di Alnwick, sia nello scotismo seicentesco tra Giovanni Punche e  Bartolomeo Mastri. Questa influenza accomuna Francesco proprio a Scoto. Ma la mancata considerazione dell’esito più innovativo della teoria scotiana apre a Francesco di Appignano uno  scenario lasciato inesplorato da Scoto, in direzione della rimodulazione del concetto di  denominazione e della risoluzione del contrasto che si manifestava, in Scoto, tra la teoria della  produzione intellettuale della pensabilità della creatura e quella della possibilità intrinseca di tale  creatura, a prescindere da Dio. 

Christopher D. Schabel has edited and studied the distinction 39 of the first book to Sentences by Francis of Appignano, both in the form of Ordinatio that introduces a mutilation ex post, and  in the editing of Reportationes I-A and I-B. As Schabel has explained, the usual definition of idea  as principle of knowledge and creation preludes the individualization of three modi dicendi on the  relationship of the idea with the divine essence, ways Entirely rejected by Francis. Schabel has  shown At first Francis’ determination for the self-sufficiency of the divine essence as reason for  knowledge and then the distinction between the immanent and transuent actions and between  the virtual being of the possible essence, the objective being of the thing created in God and  that real of the thing created in the extra-mental reality. This contribution investigates the subject  of the divine ideas in the comment to Sentences by Francis of Appignano and in its historical doctrinal context by showing that the general thought of Francis of Appignano is moved by the  influence of the Augustinian theory of the ideas, to which Francis tries to arrange the theory of  esse deminutum, originated by Scotus and widely debated both in the early Scotism beetween James  of Ascoli and William of Alnwick, and in the seventeenth-century Scotism beetween John Punch  and Bartholomew Mastri. This influence unites Francis just to Scotus. But the missed  consideration of the most innovative result of Scotus’ theory opens to Francis of Appignano a  scenery left unexplored by Scotus, in direction of the remodeling of the concept of denomination and of the resolution of the contrast that manifested, in Scotus, between the  theory of the intellectual production of the thinkableness of the creature and that of the  intrinsic possibility of this creature, aside from God. 



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