Politiche editoriali

Ambito di interesse

Il «Quaderno di storia del penale e della giustizia» è una pubblicazione scientifica annuale promossa dal Laboratorio di storia del penale e della giustizia dell’Università di Macerata.

Il Quaderno vuole essere un’occasione di riflessione e di incontro sui temi del diritto di punire e della giustizia nelle società contemporanee recuperando radici, archetipi e profondità storico‑culturale, in una prospettiva pluridisciplinare: per coltivare un dialogo critico e aperto a tutte le scienze sociali e umane e per ricostruire una visione integrata del fenomeno penale.

 

Sezioni

Sommario

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Introduzione

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Passaggi

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Storie del diritto penale

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Lessico e politica del diritto penale

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Quaderno di storia del penale e della giustizia – n. 1 / 2019” Full Text

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Accesso aperto

Questa rivista fornisce accesso aperto ai suoi contenuti, ritendendo che rendere le ricerche disponibili liberamente al pubblico migliori lo scambio della conoscenza a livello globale.

 

Laboratorio di storia del penale e della giustizia

Che cos’è
E’ un Laboratorio di ricerca e di discussione che organizza ogni anno, nel mese di maggio, un seminario di un giorno (venerdì pomeriggio e sabato mattina). Il Laboratorio nasce da una pluralità di esperienze di ricerca e di insegnamento legate alla storia del diritto e della giustizia penale nel solco della riflessione condotta da Mario Sbriccoli (1941-2005), a lungo docente nell’Università di Macerata. E’ promosso da Luigi Lacchè, Massimo Meccarelli, Paolo Marchetti, Monica Stronati, Ninfa Contigiani.

Perché
Il diritto di punire nelle società contemporanee suscita interrogativi e controversie. L’indebolimento della sovranità degli Stati ha contribuito a porre in discussione i confini e i caratteri dello ius puniendi. L’inflazione delle leggi sui reati e sulle pene svela l’ampiezza del problema ma denuncia al tempo stesso il carattere illusorio del “pan-punitivismo”. Il circolo vizioso tra allarme sociale, più o meno reale, populismo e rischio di strumentalizzazione politica del diritto penale è osservabile in molte delle società democratiche. Il ricorso a paradigmi securitari, a regimi di eccezione e a radicali misure antiterrorismo (dall’ordine internazionale a quello interno) ha rimesso in discussione alcuni dei fondamenti dei sistemi penali liberal-democratici. Da un’altra prospettiva, di fronte a un diritto penale chiamato a “rassicurare” la collettività, a comunicare con le inquiete opinioni pubbliche attraverso il medium della pena come retribuzione, se, non talvolta, con “scarti simbolici” provenienti dal lessico arcaico della vendetta, si scorge un “paesaggio” che ci parla di una giustizia “diversa”, una giustizia riparativa che critica la pena come mero “raddoppio del male” e valorizza la ricostruzione dei legami e della coesione comunitaria.
Gli “operatori” sono inquieti. La dottrina penalistica risente dell’iperspecializzazione e della frammentazione del “sistema” rischiando di perdere di vista le grandi questioni e le opzioni culturali. La distinzione un tempo rilevante, per la funzione sistematica strutturante che aveva, tra diritto penale sostanziale e processuale tende ad attenuarsi, facendo della questione penale anche una questione di giustizia penale.
Il giudice “post-moderno” è chiamato in maniera crescente a dare “risposte” ai casi della vita in un ordinamento policentrico e multilivello nel quale il diritto si differenzia e si flessibilizza. Il sapere criminologico, chiamato alla “festa” dei mass media, sembra privilegiare talvolta il sensazionalismo e “nuove” scoperte che ripropongono vecchi temi. Il diritto penale appare, oggettivamente, più precario e meno efficace.
Per tutte queste ragioni si avverte la “necessità” e il desiderio di ritornare a riflettere, di più e meglio, sui fondamenti, sulle ragioni, sulle strutture profonde, sulla lunga durata, sulla storicità del “diritto di punire”. Di affiancare alla dimensione “tecnica” quella più propriamente “culturale”, in grado di contribuire alla “ricomposizione” di un mosaico le cui tessere, oggi, sembrano troppo disperse. Per questo appare fondamentale riavviare, all’interno di un Laboratorio, una riflessione e una discussione capaci di portare la dimensione giuridica verso un dialogo critico e aperto con le scienze sociali e umane che possono contribuire a costruire una visione larga e profonda del fenomeno penale. Pensiamo, in particolare, all’antropologia, alla storia, alla sociologia, alla filosofia, alle dottrine politiche, alla psicologia, per favorire una “visione integrata” del penale e della giustizia. “E` dunque l’approccio ‘plurale, dinamico ed integrato’ che permette allo storico di ‘vedere’ in tutta la sua rilevanza la specificità della ‘dimensione penale’ della vita associata ed il reale funzionamento dei sistemi penali storicamente rilevati. Intendo il loro concreto dispiegarsi nei fatti, e non soltanto la loro conformazione, quale è possibile desumere dalle norme e dalle dottrine” (M. Sbriccoli).

Come
Il seminario annuale è aperto da una breve introduzione e poggia su quattro contributi che serviranno a sviluppare più in profondità, da diversi punti di vista, il tema prescelto, in una logica di prima essenziale delineazione, con ampio spazio per il confronto e il dialogo. Al seminario partecipano studiosi chiamati a discutere le quattro relazioni nonché giovani ricercatori in formazione. Obiettivo del seminario è anzitutto quello di collegare il tema prescelto alla dimensione del “penale e della giustizia”, coinvolgendo storici del diritto, studiosi del diritto e del processo penale, storici della giustizia criminale. Il seminario è il primo banco di prova per costruire ogni volta l’”indice” del “Quaderno” annuale che raccoglierà i materiali prodotti a partire dalle quattro relazioni e da una parte delle proposte emerse dalla discussione.

Dove
Il seminario si tiene nella cornice del Monte Conero (Sirolo, An) nella Badia San Pietro, antica abbazia camaldolese del XII sec., trasformata in Hotel (Hotel Monteconero).

Quando
Nel mese di maggio di ogni anno.