«I contratti conclusi sotto l’impero tirannico della paura». L’accezione del timore nel diritto delle obbligazioni dell’età dei Codici

Giacomo Pace Gravina

Abstract


In questo contribuito vorrei approfondire un aspetto in particolare, quello della paura connessa alla violenza. È certo facile immaginarne una presenza rilevante in ambito penalistico: il timore fa parte degli elementi essenziali di alcuni reati, come la pubblica intimidazione, l’estorsione, le minacce, lo stalking, solo per fare alcuni esempi; la legittima difesa si basa su una “legittima paura”, e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Ma uno dei luoghi dove meno ci aspetteremmo di trovare una nozione precisa di tale emozione è invece proprio il Codice civile, sotterraneamente permeato dalla presenza oscura di violenza e timore: nel diritto delle obbligazioni, ma anche al riguardo del diritto matrimoniale o successorio. Qui vorrei soffermarmi sul timore che rileva come specchio di quella violenza che costituisce uno dei vizi del consenso nel contratto, trattata negli articoli 1434 e seguenti del Codice civile italiano del 1942, con una sequenza che scandisce varie tipologie di paura a partire da quella derivante dall’esposizione di se stesso e dei propri beni «ad un male ingiusto e notevole».

 


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