Paure dello straniero e controllo dei confini. Una prospettiva storico-giuridica

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Pubblicato

2019-09-27

DOI:

https://doi.org/10.13138/2704-7148/2222

Autori

  • Michele Pifferi

Abstract

Le riflessioni di Roberto Cornelli sulla paura della criminalità, le cause sociologiche e culturali che la generano ed alimentano, l’utilizzo politico che ne viene fatto, il rapporto tra il sentimento individuale e collettivo e le scelte legislative o di politica criminale, offrono utili chiavi di lettura allo storico del diritto per avviare un dialogo diacronico interdisciplinare. In questo contributo cercherò, in particolare, di rileggere alcune esperienze storiche in tema di ius migrandi e criminalizzazione degli immigrati alla luce di interpretazioni orientate dalla logica della paura. Cornelli individua nella letteratura sulla paura della criminalità quattro tesi esplicative che rinviano, rispettivamente, al «legame tra paura, rischio e politiche» ed al fatto che queste ultime «sono solitamente innescate non tanto dal potenziale di pericolo contenuto in un certo evento, quanto dal coagularsi di insicurezze di vario tipo attorno a quel fenomeno che, a seconda dei periodi, presenta le caratteristiche più idonee ad attrarre l’attenzione pubblica»; al senso di declino della civiltà o di scontro di civiltà generato dal confronto con nuovi ‘barbari’ che genera nella collettività forti incertezze e paure per il futuro; ad inquietudini collettive «riformulate in una domanda di sicurezza capace di espandersi ad ogni aspetto della vita sociale»; ed, infine, alle ricadute negative di tali paure sulla tenuta del siste- ma democratico con una conseguente «restrizione dei diritti, sia generale che selettiva per alcune categorie di persone».