Condotte estetiche, stilistica dell’esistenza, antropologia letteraria: riflessioni intorno a Adieu à l’esthétique di Jean-Marie Schaeffer e Styles di Marielle Macé

Teodoro Patera

Abstract


Nel 2016, le Éditions Mimésis hanno proposto la riedizione di un saggio di Jean-Marie Schaeffer – noto filosofo dell’École des hautes études en sciences sociales e specialista di ricezione estetica – che era apparso nel 2000, Adieu à l’esthétique1. La riproposizione di questo lavoro, che non presenta modifiche macroscopiche rispetto alla prima edizione, testimonia di un interesse condiviso per una naturalizzazione dell’estetica2. Pensare l’estetica al di là di quella che siamo abituati a chiamare ‘arte’, aprirla a un’antropologia, per poter forse parlare di un’estetica antropologica3: sono queste le linee di riflessione verso cui ci muove il saggio di Schaeffer. Dopo aver tracciato un breve schizzo del contenuto del volumetto (fornendo, tra l’altro, informazioni che appariranno scontate al lettore che abbia dimestichezza con la neuroestetica), mi propongo di accostarlo a un altro lavoro uscito dall’EHESS, Styles: critique de nos formes de vie di Marielle Macé (Macé 2016).


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DOI: http://dx.doi.org/10.13138/2723-9020/2367

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ISSN Polythesis 2723-9020 [online]